spegniamoilfuoco

Spegniamoilfuoco

I cambiamenti climatici sono ormai evidenti, e la causa inequivocabile di questo problema siamo noi, gli esseri umani. Solo noi, dunque, e solo tutti insieme, possiamo fare qualcosa per invertire il processo di autodistruzione.
Naturalmente, in primo luogo, occorrono decisioni radicali in campo politico-economico: abbandonare il consumismo (estrarre-produrre-utilizzare-gettare) e sostituirlo col modello dell’economia circolare, con l’effetto di prolungare la vita dei prodotti, ridurre i rifiuti, riciclare i materiali.
Ma anche ognuno di noi può, individualmente, fare qualcosa in proposito, cominciando col cambiare stili di vita e comportamenti, in particolare negli ambiti di cibo e abbigliamento.
Mangiare e coprirsi sono due bisogni primari dell’essere umano. Il nostro sistema di vita e di economia li ha progressivamente trasformati in due nodi della corda con la quale stiamo soffocando noi stessi e la Terra nel suo insieme.
L’industria alimentare e quella della moda hanno un impatto devastante sui delicati equilibri del nostro pianeta, i numeri parlano chiaro.

Un quarto delle emissioni di gas serra proviene dal settore alimentare, e oltre la metà di queste emissioni dipende dai prodotti animali. Tutti gli alimenti di origine animale richiedono una quantità enorme di acqua, e gli allevamenti intensivi sono tra i principali responsabili della deforestazione.

Uno studio condotto dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) ha confermato che l’agricoltura e il consumo alimentare sono tra i principali agenti di minaccia ambientale, con particolari effetti sul cambiamento degli ecosistemi e del clima, sull’utilizzo delle risorse idriche e sulle emissioni tossiche.

  • Si è valutato che nel 2005 il 9% delle emissioni totali di gas serra dell’Unione Europea era imputabile all’agricoltura. Per quanto riguarda gli effetti dell’intera filiera alimentare, dal produttore al consumatore, un rapporto dell’Unione Europea ha calcolato (mediante l’analisi degli input e output ambientali) che il settore alimentare è responsabile del 31% delle emissioni di gas serra da parte degli allora 25 stati membri dell’Unione.
  • Alla produzione di carne è imputato quasi un quinto delle emissioni globali di gas serra generate, per esempio, durante la produzione di mangimi animali. I ruminanti, soprattutto le vacche, emettono metano che è 23 volte più deleterio per il riscaldamento globale rispetto al diossido di carbonio.
  • La produzione di 1 kg di carne di manzo genera una quantità di gas serra pari a 36,4 kg di anidride carbonica, senza considerare il trasporto e la gestione dell’azienda agricola: questa quantità corrisponde al di ossido di carbonio emesso da una vettura media europea ogni 250 km.
  • Per produrre 1 kg di carne con i metodi industriali intensivi sono necessari 20 kg di mangime per i bovini, 7,3 kg per i suini e 4,5 kg per il pollame.
  • Oggi il 90% del cibo umano proviene da 120 varietà e soltanto 12 varietà vegetali e 5 razze animali forniscono più del 70% di tutto il cibo umano
  • La distanza media che il nostro cibo deve percorrere è raddoppiata negli ultimi 30 anni

Anche l’industria della moda contribuisce al degrado umano e ambientale: i salari da fame e la violazione costante di diritti umani e lavorativi si uniscono a consumo di risorse, sprechi e inquinamento.

La fast fashion (letteralmente ‘moda veloce’), che consente una disponibilità costante di nuovi stili a prezzi molto bassi, ha portato a un forte aumento della quantità di indumenti prodotti, utilizzati e poi scartati.

  • Si stima che la produzione tessile sia responsabile di circa il 20% dell’inquinamento globale dell’acqua potabile a causa dei vari processi a cui i prodotti vanno incontro, (es. tintura e finitura), e che il lavaggio di capi sintetici rilasci ogni anno 0,5 milioni di tonnellate di microfibre nei mari.
  • Il lavaggio di indumenti sintetici rappresenta il 35% del rilascio di microplastiche primarie nell’ambiente.
  • Si calcola che l’industria della moda sia responsabile del 10% delle emissioni globali di carbonio, più del totale di tutti i voli internazionali e del trasporto marittimo messi insieme.
  • Nel 2015, l’industria tessile ha utilizzato 79 miliardi di metri cubi d’acqua, con un impiego di 2700 litri d’acqua per produrre una sola t-shirt. Gli stessi litri che coprono il fabbisogno d’acqua di una persona per 2 anni e mezzo.

Cominciamo noi, #spegniamoilfuoco!

Di fronte a problemi di portata globale, è chiaro che il nostro potere è molto limitato, tuttavia non è nullo.
In primo luogo (e questo riguarda sia l’ambito cibo che quello abbigliamento), possiamo fare pressione sui nostri rappresentanti, particolarmente i parlamentari, per spingerli ad adottare normative sempre più responsabili su questi temi, andando nella direzione della sostenibilità e in quella di un’economia sempre più “umana”.

Per il resto, alcuni passi sono alla portata di tutti noi.

 

Cibo

  • ridurre al minimo lo spreco alimentare
  • ridurre il consumo di carne, in particolare quella bovina, e aumentare il consumo di proteine vegetali
  • scegliere prodotti alimentari legati al territorio (filiera corta, prodotti a Km 0)
  • preferire cibi da agricoltura sostenibile
  • scegliere i prodotti consapevolmente (consumatori responsabili e informati)

Abbigliamento

  • comprare meno (la metà dei capi prodotti finisce in discarica entro un anno) e magari aggiustare di più
  • comprare meglio, evitando le aziende del “fast fashion” e preferendo marchi che garantiscano comportamenti più etici (https://fashionchecker.org/it/)
  • scegliere l’abbigliamento sostenibile e l’eco fashion, adottare una filosofia di acquisto eco-friendly
  • sì agli outlet, no alle catene low cost
  • lavare bene, scegliendo detersivi, ammorbidenti e profumatori a basso impatto ambientale
  • leggere bene le etichette
  • buttare bene (es.: https://www.recyclingpoint.info/scarpe-ginnastica-come-riciclare/, un progetto innovativo per il riutilizzo del materiale delle sneakers per creazione di altri progetti)

 

Fonti:

https://www.klamour.it/abbigliamento-sostenibile-10-consigli-per-vestirsi-rispettando-lambiente/

United Nations Environment Programme (2010) Assessing the Environmental Impacts of Consumption and Production. http://www.unep.fr/shared/publications/pdf/DTIx1262xPA- PriorityProductsAndMaterials_Report.pdf

Food Climate Research Network (2008) Cooking Up a Storm. www.fcrn.org.uk/sites/default/files/CuaS_web.pdf

Cambiamento climatico e sistema alimentare
Documento di posizione https://www.slowfood.com/wp-content/uploads/2020/12/ITA-PAPER-climatechange.pdf