Sara e Davide, nostri volontari, “impigliati” in un Ecuador che si ribella

Sara e Davide, nostri volontari, “impigliati” in un Ecuador che si ribella

Supermercati che si svuotano perché tutti fanno rifornimento per poi chiudersi in casa. Strade deserte e camionette dei militari per strada, dove vige il coprifuoco.
Parlano da sole le immagini che, tramite la nostra volontaria del gruppo Progettomondo.mlal in Brianza, Sara Nannini, ci hanno raggiunto dall'Ecuador.

Dopo 12 giorni di scontri, che hanno portato a un bilancio di 5 morti, 200 feriti e duemila arresti, il presidente Lenin Moreno, grazie a un accordo con la delegazione degli indigeni ecuadoriani (Conaie), ha revocato il decreto che avrebbe portato a un'impennata del prezzo del carburante per assicurarsi un prestito dal Fondo Monetario Internazionale.
Mentre il Paese cerca di ritrovare un non facile equilibirio i nostri volontari, che avrebbero già dovuto rientrare in Italia l'11 ottobre, si preparano a imbarcarsi. Ma la testimonianza dei giorni passati chiusi in casa resta un ricordo vivo.

Sara in Ecuador ci è nata. Era il 1980 e quattro anni dopo i suoi genitori hanno operato entrambi per Progettomondo.mlal nel Paese.
Il 21 settembre scorso Sara, insieme all'amico Davide Findeis, anche lui volontario di Progettomondo.mlal in Brianza, ha raggiunto per la settima volta la terra sudamericana per rivedere amici di vecchia data e conoscere la realtà di Salinas di Guaranda.

Il 3 ottobre, come noto, il presidente Lenín Moreno ha decretato di alzare il prezzo del carburante per assicurarsi un prestito dal Fondo Monetario Internazionale. Da quel momento hanno preso piede proteste e manifestazioni sfociate nella violenza dello sciopero generale che si è svolto a Quito mercoledì. Migliaia di persone hanno marciato chiedendo le dimissioni di Moreno e il ripristino dei sussidi per il carburante. I tumulti sono di tale portata che già si contano feriti, desaparecidos e qualche morto. Il palazzo presidenziale è sotto assedio e Moreno si è spostato dalla capitale Quito a Guayaquil.

Racconta Sara: “Io e Davide del gruppo Mlal Brianza e L'Angolo Giro ci siamo ritrovati in una realtà diversa nel giro di due ore. Eravamo a Riobamba e abbiamo ricevuto la comunicazione che mercoledì notte iniziava il cosiddetto PARO, ossia il blocco delle vie di transito e dei servizi insieme a rivolte. Con i nostri amici ecuadoriani, Raul e Sylvia, siamo scappati, guidando per due ore di notte, per raggiungere la loro casa a Latacunga. per giorni siamo rimasti chiusi in casa: non si poteva usare l'auto neppure per brevi tragitti perché lo stato di agitazione era tale che il veicolo rischiava di essere danneggiato e anche noi eravamo a rischio”.

Cosa prevedeva il paquetazo proposto da Moreno con una serie di misure per imporre l’austerity all’Ecuador?

“Innanzitutto l'eliminazione dei sussidi alla benzina extra e al diesel che comporta nel primo caso un passaggio da 1,85 a 2,30$ al gallone e per il diesel da 1.08 a 2.27$ il gallone. Aumenti insostenibili per la popolazione”, spiegano Sylvia Bastidas e Raul Freire che ospitano Sara e Davide, custodendoli dai pericoli. “E poi provvedimenti sul mondo del lavoro che avrebbero fatto scendere gli stipendi dei nuovi dipendenti del 20% rispetto ai loro colleghi già assunti, con ferie ridotte da 30 a 15 giorni annuali, un giorno lavorativo non pagato al mese, l'eliminazione della tredicesima”.
I primi soggetti a entrare in protesta sono stati gli autotrasportatori, taxi e bus, seguiti dalle comunità indigene che hanno marciato fino a Quito per far sentire la propria voce.
“In ogni regione si sono svolte manifestazioni locali significative. Noi eravamo nel Cotopaxi, regione indigena e rurale”, racconta Sara. “Nella città in cui ci trovavamo, Latacunga, sentivamo partire aerei dei militari e i manifestanti girare per la città.  La questione è che non si possono imporre misure così pesanti senza un confronto preventivo e il dialogo coi i rappresentanti delle realtà sociali”.
La nostra volontaria fa notare che l'Ecuador ha da sempre una forte capacità di organizzarsi e di motivare i propri cittadini alla mobilitazione.
“Erano 12 anni che l'Ecuador non aveva avuto rivolte così pesanti”, sottolinea. “Il precedente presidente, Rafael Correa, aveva saputo scegliere le misure più adatte al Paese, aveva saputo contrattare con FMI e BM, aveva chiesto più sacrifici a chi aveva soldi, aveva saputo dialogare col Paese. Io e Davide abbiamo vissuto questo PARO da un'angolatura speciale: eravamo con amici che conosciamo dal 1973, persone ecuatoriane con cui quotidianamente ci siamo confrontati per comprendere quanto stesse accadendo".

Progettomondo.mlal ha lavorato in Ecuador per 30 anni, e mantenie ancora oggi un forte legame con organizzazioni e persone con cui abbiamo condiviso un cammino importante”, dichiara il presidente di Progettomondo.mlal, Mario Mancini. “Dal 2007 al 2013 con il presidente Correa, di cui cui Lenin Moreno era stato per due volte vice presidente, era iniziata la denominata “revolución ciudadana” che ha portato l’Ecuador in questi anni a un periodo di crescita economica e trasformazione sociale. Eppure, in quella fase importante di trasformazione, il vasto movimento indigeno che confluisce nel CONAIE, attore fondamentale nella fase iniziale di quella stagione politica, ha avuto sempre una relazione complicata con il governo di Correa, proprio su aspetti legati allo sfruttamento delle risorse naturali. Contrasto che è esploso con il governo di Moreno, che ha avuto una svolta liberista di riduzione della spesa pubblica e controllo del deficit. L'Ecuador è un Paese esportatore netto di petrolio, e il crollo dei prezzi ha avviato un ciclo negativo con la riduzione della crescita del PIL e un’impennata del debito pubblico. E ancora una volta, è stato il movimento indigeno e il CONAIE, a lanciare un’ondata di protesta in tutto il Paese, che ha messo alle corde il governo e a ottenere infine il ritiro della misura di annullamento dei sussidi. È evidente che per l'Ecuador, che negli ultimi 10 anni aveva introdotto politiche sociali di grande successo, tornare all’incubo dei tagli della spesa pubblica significherebbe piombare di nuovo nella povertà e la mossa di Moreno ha fatto emergere problemi da tempo nascosti, che sono legati allo sfruttamento delle risorse naturali e l’impatto sulla vita delle persone. In un momento così delicato non possiamo e non dobbiamo far mancare il nostro sostegno, sperando che la pace ristabilita sia duratura, per la salvaguardia dei diritti sociali che in questi anni sono stati raggiunti. Ma soprattutto dobbiamo fare emergere e affrontare con maggiore chiarezza le contraddizioni di un modello economico basato sull’estrattivismo”.