Ripartire in Marocco su una cargo bike

Ripartire in Marocco su una cargo bike

Abderrazak ha 57 anni, è nato e cresciuto a Casablanca.
A 22 anni ha deciso di partire per l’Italia, alla ricerca di fortuna. Dopo aver vissuto a Genova, Torino e Milano, si è fermato a Bergamo, dove ha trovato impiego come corriere ed è rimasto per 35 anni, lavorando duro e onestamente fino a ottenere il permesso di soggiorno di lungo periodo.
Nell’inverno del 2019 tuttavia la sua vita è cambiata improvvisamente dopo che, all’uscita dalla moschea, è stato investito da un’auto che non ha rispettato le strisce. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Bergamo è stato sottoposto a una serie di operazioni, restando in coma per due mesi.
Poi Bergamo si ritrova travolta dal Covid, con la necessità di liberare i posti letto. Abderrazak, svegliatosi dal coma, viene quindi dimesso claudicante e con una mano fuori uso.
Nel frattempo il lavoro non c’è più e si rivolge alla Caritas di Bergamo. Viene sfamato e ospitato, ma a causa delle lesioni correlate all’incidente e della crisi economica dovuta alla pandemia, non trova un nuovo lavoro.
Finisce a vivere per strada, nutrito dai pasti caldi dalla Caritas, fino a che scopre la possibilità dei Rimpatri Volontari Assistiti.
Ormai non ha nulla da perdere e sceglie di ritornare in Marocco per rivedere almeno la madre.
La sera del primo settembre 2021, Abderrazak si presenta all’aeroporto di Casablanca con un solo zainetto. Non si fida degli operatori di Progettomondo sul territorio e decide di prendere un treno per proprio conto, ma si perde nella città che conosceva e che ora è cambiata.
Alla fine, giunge nella casa della madre, ma scopre che in quella casa lei non ci abita più, perché negli anni passati è stata sfrattata e di lei non si ha più notizia.
Adberrazak decide quindi di chiamare i nostri operatori che lo stavano aspettando all’aeroporto. Si scusa e spiega la situazione, affermando che la “storia del progetto” per il momento non fa per lui. Grazie al programma di Rimpatrio Assistito Volontario, infatti, aveva da subito la possibilità di accedere a un finanziamento per l’avviamento di un’attività lavorativa al fine di rintegrarsi nel paese d’origine.
Era ritornato in Marocco per avere una casa e una famiglia, ma queste non ci sono più e paradossalmente si ritrova di nuovo in strada.
Gli viene spiegato che il progetto può essere una possibilità valida garantirsi un’entrata economica in modo da rimettersi in piedi ed essere indipendente. Un modo ulteriore anche per ritrovare sua madre e darle un posto in cui stare.
All’inizio Aberrazak non è convinto, ma dopo un lungo scambio di chiamate e messaggi, si decide a sviluppare il progetto: vuole acquistare un “triporteur” o motocarro per vendere ai mercati frutta e verdura. Non ha una residenza e non ha i documenti marocchini per intestarsi il mezzo; quindi, l’idea del triporteur non può essere realizzata.
Abderrazak si sente sempre più sfiduciato e rassegnato. Poi un spiraglio. Gli viene proposta una bicicletta per poter girare e vendere senza necessità di patente o altro.
Viene trovato un fornitore che riesce a costruire il mezzo su misura: “Cargo bike “si chiama e con quella si può girare per il quartiere a vendere caffè, panini e tutto il resto.
L’11 novembre è arrivata la cargo bike.
Ora Abderrazak sorride, sembra felice, perché ci vede una possibilità in quel mezzo, un’opportunità di cambiamento, pedalando verso un futuro migliore.