Qalauma compie dieci anni

Qalauma compie dieci anni

Il Centro di reintegrazione Qalauma, in Bolivia, ha spento la sua decima candelina. Inaugurato il 22 agosto del 2011 per volere di Progettomondo, il Centro si trova nel Municipio di Viacha, a circa 22 Km dalla città di La Paz.
In Bolivia, il 69% dei detenuti e delle detenute si trova in custodia cautelare, in attesa di sentenza, con pesanti conseguenze sul tasso di sovraffollamento carcerario (attualmente al 330%).
Da questo dato di realtà è nata l’esigenza, dieci anni fa, di rivolgere l’attenzione a una delle componenti più vulnerabili della popolazione carceraria, quella dei e delle minori in conflitto con la legge. Innanzitutto separandoli dagli adulti, riducendo la violazione dei loro diritti umani e promuovendo il loro reinserimento sociale tramite la valorizzazione del singolo, del suo lavoro e delle sue capacità, ma anche della dimensione familiare, comunitaria e relazionale, fondamentali per comprendere e agire sulle circostanze in cui è stato compiuto il reato (povertà, violenza intra-familiare, scarso accesso all’educazione).
Oltre a quello socio-educativo, un altro pilastro centrale del Centro è la promozione di un approccio restaurativo, che ha fatto sì che la giustizia riparativa diventasse un tema a livello nazionale e un faro anche per la riforma del sistema penale adulto, ponendo come centrale la questione delle misure alternative al carcere.
“Qalauma rappresenta un’esperienza vincente unica in Bolivia, un punto di riferimento per l’intero Latinoamerica”, è stato ricordato durante la giornata di festeggiamenti svoltasi all’interno del Centro lo scorso 23 agosto.
Attualmente, anche grazie all’approvazione del Codice Bambina, Bambino, Adolescente (2014), Qalauma non ospita più minori, bensì 289 giovani adulti, tutti uomini al primo reato, di età compresa tra i 18 e i 28 anni. Le donne presenti nel Centro sono state invece trasferite nel Centro di orientamento femminile di Obrajes, nella zona sur di La Paz.
Nonostante la pandemia causata dal Covid-19, le attività sono proseguite all’interno del Centro, insieme alla campagna di vaccinazione di tutta la popolazione presente. Con il tempo, il lavoro congiunto di varie istituzioni nazionali, internazionali e della società civile, tra cui il Ministero di Giustizia, la Direzione Generale del Regime Penitenziario, Progettomondo e il Centro di Educazione Alternativa (CEA) del Ministero dell’Educazione, ha permesso di ampliare le attività a disposizione dei giovani privati della libertà.
All’interno del centro di reintegrazione si sono consolidati vari laboratori, dalla falegnameria alla sartoria, dalla serigrafia alla panificio, sino al laboratorio di metalmeccanica. Inoltre, sono presenti attività culturali e di rafforzamento del benessere psicosociale, come l’ortoterapia e l’ippoterapia, corsi sulla genitorialità e sulle pratiche comunicative e di gestione del conflitto.
Le prossime sfide all’orizzonte sono la concretizzazione della vendita esterna dei prodotti realizzati nel Centro, come i mobili costruiti all’interno della falegnameria, per rendere i laboratori autosufficienti e sensibilizzare la società civile sulla realtà del Centro. Infine, il potenziamento dei percorsi di accompagnamento post-penitenziario, con l’appoggio di un team di professionisti – educatori/educatrici, psicologi/e, assistenti sociali – e il prezioso apporto di partner come CVCS, EcoJovenes, Ass. Liechtestein, Fundación Munasim Kullakita, incaricati di supportare i giovani al momento del loro reinserimento sociale.
“È fondamentale rafforzare il supporto psicosociale, lavorare in maniera integrata con le famiglie in un’ottica di reinserimento e di valorizzazione del legame tra società e popolazione privata della libertà”, ripetono educatrici ed educatori, che insistono sull’importanza di credere e investire nel futuro dei giovani e di decostruire lo stigma che aleggia attorno alle persone che hanno fatto esperienza di detenzione.
La realtà carceraria, infatti, non può continuare a essere considerata sconnessa dal resto della società, ma deve diventare un problema di tutti e tutte. Per questo Progettomondo, insieme ai suoi partner, investe soprattutto nell’educazione e nel lavoro come mezzi di emancipazione e reintegrazione sociale, con lo scopo di generare una società più sicura e di contribuire a ricucire i legami sociali.