Il diritto di essere persona. Anche in carcere

Il diritto di essere persona. Anche in carcere

“La legge garantisce il mio diritto a vivere come persona, sia che io sia in carcere o ex detenuto/a”.
Questo il tema del concorso nazionale di spot radiofonici promosso da Progettomondo per sensibilizzare la popolazione haitiana sul tema dei diritti delle persone private di libertà.
La cornice è il progetto “A Bon Droit”, di sostegno alla costruzione di una società più democratica ad Haiti, al consolidamento dello stato di diritto e alla difesa del principio di legalità contro ogni forma di violazione dei diritti delle persone in conflitto con la legge.
Il concorso, lanciato da Progettomondo in partenariato con RNDDH (Réseau National de Défense des Droits Humains) prevede due turni di votazione. Il primo con una giuria di esperti in Diritti Umani, Media e Audio che selezionerà 6 finalisti che passeranno al secondo turno in cui il voto popolare, sommato a quello dei giurati, decreterà il vincitore.

Il sovraffollamento delle prigioni haitiane e il mancato rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti e delle detenute sono una delle piaghe che affliggono il sistema carcerario del Paese.
Stando agli ultimi dati della Direzione Amministrazione Penitenziaria, Haiti conta più di 11.702 detenuti, il 75% dei quali si trova in Detenzione Preventiva Prolungata. L’assenza o la mancata applicazione di meccanismi extragiudiziari e alternativi alla detenzione, la lentezza dei processi, la non applicazione delle leggi da parte dei rappresentanti del sistema penale e le falle strutturali delle organizzazioni della società civile impegnate nella difesa e promozione dei diritti delle persone in conflitto con la legge hanno contribuito affinché tale tipo di detenzione preventiva divenisse una pratica corrente del sistema giudiziario penale haitiano.
Stando al rapporto 2021 del Bureau Intégré des Nations Unies en Haiti ad aggravare una situazione già di per sé allarmante sono le condizioni in cui vivono i detenuti, soprattutto i gruppi più vulnerabili quali donne e minori che, nonostante la presenza di un carcere minorile e uno femminile, spesso si ritrovano in penitenziari misti, dove sono esposti a maggiori rischi.
Quasi la totalità dei prigionieri non ha un letto per dormire, né lo spazio necessario per distendere le gambe, trovandosi così a stabilire dei turni per la notte. Lo scarso accesso all’acqua pulita, cure mediche, cibo e spazi per “l’ora d’aria” confermano il triste status delle prigioni haitiane definite come tra le peggiori al mondo, in cui i detenuti vengono privati non soltanto della loro libertà, ma innanzitutto della dignità umana.