Il diritto di essere Migranti

Il diritto di essere Migranti

Il 25 settembre si celebra la “Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato” per ricordare che dietro al fenomeno migratorio, alle politiche intraprese dai governi, agli accordi internazionali e ai disordini interni che questi flussi possono comportare, ci sono persone, nate con dei diritti di cui sono costantemente private, senza nessun motivo valido se non la casualità di essere nati in un Paese piuttosto che in un altro. Nel frattempo si portano dietro il macigno di disprezzo, odio, diffidenza e xenofobia, fratture che non si rimargineranno mai.

Quest’anno la Giornata del Migrante si celebra a tre mesi esatti da quanto accaduto a Melilla il 24 giugno, quando un giorno qualunque si è trasformato in un massacro, un’eclatante lesione dei diritti umani fatta di trattamenti inumani e degradanti. Uomini, donne e minori, migranti, faccia a faccia con l’ultimo grande muro che li separa dall’Europa, promessa di un futuro più stabile, non imperversato da guerre e oppressioni.
Quel giorno 37 persone sono morte, e i superstiti sono stati trasportati in città tramite bus, a ore di distanza dal confine, senza alcun potere decisionale su cosa accadrà loro. Sono stati sparsi un po’ ovunque, in zone isolate, senza accesso ai beni di prima necessità, senza cure nonostante molti fossero feriti, malati, impossibilitati a camminare.
In circa 200 sono stati depositati a Beni Mellal, dove ha sede la nostra Ong. Le associazioni locali, compresa Progettomondo si sono occupate del primo soccorso e della distribuzione di beni alimentari per una settimana.
Un gruppo formato per la maggior parte da giovani tra i 20 e i 24 anni, anche alcuni minori, il più piccolo dei quali appena quattordicenne, sono stati abbandonati, lasciati senza mezzi se non i numeri di telefono nascosti nella loro memoria, l’unica risorsa della quale non possono essere privati. Poco a poco, si sono rimessi in piedi, facendo lavoretti per la gente del posto, pulendo le strade nella speranza che qualcuno offra loro qualcosa da mangiare e possano racimolare i pochi soldi che gli servono per fare qualche chiamata salvifica a parenti o amici che gli invieranno poi il denaro necessario. E così iniziano a sparire un po’ alla volta dalla Gare Routière dove si erano radunati, alcuni ritornano verso le città nelle quali si erano stabiliti prima di tentare la sorte a Melilla, altri iniziano ad avere abbastanza per trovarsi un alloggio, ma solo chi è fisicamente impossibilitato, non tenta di rimettersi in viaggio. Rifare la stessa strada, in un processo migratorio che va per tentativi, nella speranza di non compromettere la propria salute fisica al punto tale da non poter riprovare ancora e ancora.