Hope, la speranza di una nuova forma di giustizia

Hope, la speranza di una nuova forma di giustizia

La detenzione come ultimo ricorso” è il filo conduttore del workshop organizzato di recente da Progettomondo a Beni Mellal,  in Marocco.
L’evento ha rappresentato una straordinaria occasione di scambio tra le istituzioni coinvolte nel sistema penitenziario della regione di Beni Mellal – Khenifra e i vari protagonisti giudiziari per discutere sui problemi derivanti dal sovraffollamento delle carceri e sulle misure alternative alla detenzione, già formalmente riconosciute, che possono essere applicate da parte di questi ultimi.

Il workshop rientra nel raggio di un’azione ben più ampia di sensibilizzazione sulle misure alternative alla detenzione e sull’urgenza di migliorare le condizioni di vita dei detenuti, dall’ingresso in carcere fino al post liberazione. Questi gli obiettivi previsti dal progetto “HOPE – Humanisation, Orientation, Protection, Emploi” in cui si inserisce l’evento, realizzato da Progettomondo grazie al sostegno finanziario dell’Unione Europea e in collaborazione con AIDECA, la Delegazione Generale dell’Amministrazione Penitenziaria e del Reinserimento, la Fondazione Mohammed VI per il reinserimento dei detenuti, l’ Agenzia Nazionale di Promozione dell’Impiego e l’Università di Beni Mellal.

Perché questa urgenza? Da 10 anni, il numero di detenuti in Marocco è in costante aumento e il sovraffollamento delle carceri rappresenta la sfida più grande per lo Stato. In particolare, secondo uno studio di Progettomondo del 2018, quelle di Beni Mellal e di Khouribga hanno raggiunto rispettivamente il 135% e il 190% della loro capienza. In queste condizioni, il sistema penitenziario non può garantire il rispetto dei diritti della popolazione carceraria, tanto in materia di soddisfazione dei bisogni primari quanto di offerta di programmi di rieducazione, formazione e reinserimento socio-professionale. Le difficoltà che ne conseguono non riguardano solamente i diritti umani, ma anche la reale efficacia delle pene, il sistema di riabilitazione e il rischio di recidiva, che sfiora livelli altissimi e la cui causa principale risiede proprio nel non riuscire a trovare un’occupazione una volta liberi.

Alla luce di queste problematiche, l’intento del workshop era creare uno spazio di scambio e confronto tra i diversi attori del sistema penale per avviare una discussione condivisa sulla finalità della pena e su come la detenzione non sempre sia  la migliore opzione in un’ottica di riabilitazione del reo e di facilitazione del suo reinserimento sociale nella comunità. Partendo da questo presupposto, l’obiettivo dell’evento era anche quello di presentare le potenzialità e i benefici delle misure alternative al carcere e dell’approccio della giustizia riparativa attraverso le diverse esperienze di successo sperimentate in altri contesti.

Protagonisti del workshop, i tanti lavori di gruppo e le ricche discussioni che ne sono scaturite su temi fondamentali in materia di diritto penale, quali l’applicazione delle misure alternative alla detenzione già esistenti, come la libertà vigilata per i minori e la liberazione condizionale per gli adulti. O ancora, la depenalizzazione di alcuni reati, l’importanza di umanizzare le persone incarcerate contro lo stigma sociale che portano addosso e la necessità di garantire un accompagnamento ai detenuti, sia durante la loro permanenza in prigione, sia al momento della loro uscita, in un’ottica di prevenzione al rischio di recidiva.

La grande adesione riscontrata a questo primo incontro organizzato con gli attori giudiziari regionali e i rappresentanti delle istituzioni rafforza ulteriormente l’impegno di Progettomondo nel proseguire in questa direzione. Il coinvolgimento e l’entusiasmo mostrati dai partecipanti sono la riconferma di un reale bisogno di creare spazi di confronto, in cui la voglia di prendere la parola e lo scambio di opinioni sono spinte dall’esigenza di rendere concrete le speranze di cambiamento condivise.

Fabrizia Gandolfi,
cooperante Progettomondo Marocco