Haiti, la cittadinanza si attiva contro il virus

Haiti, la cittadinanza si attiva contro il virus

Per la prima volta sono i protagonisti dei nostri progetti a fare un passo verso di noi, per chiederci di poter partecipare attivamente a quanto stiamo mettendo in atto per far fronte alla nuova ondata di Covid.

Mentre una parte del mondo inizia timidamente ad assaporare una nuova speranza di sconfiggere la pandemia, grazie al diffondersi delle campagne vaccinali, Haiti al momento è in preda a una seconda ondata di Covid, forte nelle sue nuove varianti e ancora più devastante perché si aggiunge alle difficoltà di un tessuto sociale già allo stremo. Da più di due anni l’insicurezza dilaga nel Paese, e gli ultimi mesi sono segnati da un rafforzamento del potere nelle mani armate delle gang, che ormai controllano ampie aree della capitale e hanno messo in scacco l’intera nazione con un’escalation di violenza e una strategia dei rapimenti sempre più inquietante.

kit covid ad Haiti

Si respirano costante preoccupazione e paura, ma anche una nuova consapevolezza rispetto a questo virus, inizialmente poco accettato dalla maggioranza della popolazione, ora fortemente temuto, negli effetti devastanti delle varianti ancora poco conosciute, che proprio in questi giorni si scontrano non solo con i limiti di un sistema sanitario impreparato a fronteggiarle, ma con il funzionamento stesso di un Paese per il quale le misure di prevenzione e contenimento alle quali siamo abituati non possono funzionare. Per la sopravvivenza quotidiana, i mercati rimangono aperti, con centinaia di persone ammassate in spazi ristretti; analogamente avviene per i luoghi di culto e i mezzi di trasporto, mentre le stesse abitazioni non permettono il benché minimo distanziamento né, troppo spesso, l’accesso all’acqua o a prodotti d’igiene e disinfettanti.

Le frontiere con la Repubblica Dominicana sono ancora una volta parzialmente chiuse, ma continua il passaggio prevalentemente incontrollato di persone e merci; assieme alla capitale, soffrono quindi in particolare le zone di confine, come il dipartimento del Centro, in cui 6 comuni su 13 si estendono sulla frontiera.

Le persone che raggiungiamo con le nostre attività ci propongono il loro aiuto per individuare al meglio dove riposizionare i punti per il lavaggio delle mani affinché siano accessibili a più persone possibile, ora che le scuole a cui erano stati affidati sono chiuse per evitare la propagazione del virus, a eccezione delle classi che dovranno sostenere gli esami. Ci chiedono di riflettere insieme per capire a chi destinare i kit di protezione individuale, in quali zone passare perché ogni sezione comunale – anche la più difficile da raggiungere – riceva i messaggi di sensibilizzazione. E insieme arriveremo in ogni angolo del dipartimento, in macchina, moto, a cavallo o a piedi, perché lo abbiamo già fatto l’anno scorso, perché stavolta la società civile organizzata è davvero alla guida insieme a noi.

Vogliamo che sia questa consapevolezza condivisa la nuova, delicata speranza del nostro quotidiano ad Haiti.

Eleonora Cormaci
Progettomondo Haiti